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Il labirinto di Villa Pisani

 

 

 

L’esteso e seducente labirinto di Villa Pisani a Strà fu “composto (…) per il diletto delle dame e dei cicisbei nel tempo dei calcagnini e dei guardinfanti”, come ben descrive Gabriele D’Annunzio nella sua opera Il Fuoco. 

Fu progettato, assieme al grandioso parco di Villa Pisani e agli edifici in esso presenti, dall’architetto padovano Girolamo Frigimelica tra il 1715 e il 1722, su commissione di colui che in seguito diventò il 114° Doge della Repubblica di Venezia: Alvise Pisani (1664 -1771).

È molto probabile che Alvise, prima di commissionare al Frigimelica l’opera, avesse conosciuto e apprezzato il labirinto della corte di Luigi XIV a Versailles, dove visse per alcuni anni come ambasciatore. Il labirinto francese, non più esistente, fu arricchito di fontane e animali in metallo tratti dalle favole di Esopo e diventò molto popolare come luogo di divertissement.

Anche il labirinto di Strà, ben diverso come forma da quello di Versailles, fu concepito come espediente per far divertire gli ospiti della corte dei Pisani e per lasciare agli innamorati qualche spazio d’intimità.

 

Dobbiamo proprio immaginarcele quelle dame descritte da D’Annunzio con le loro alte zeppe (i calcagnini) e gli ampli abiti a ruota (guardinfanti) dalla vita succinta, giocare a perdersi e ritrovarsi con i loro accompagnatori (cicisbei) dai pizzi e dalle bianche parrucche, secondo la moda del ‘700 veneziano.  Il labirinto di Strà assomiglia al “laberinto d’amore” rinascimentale, ma è anche capace di far provare ai visitatori un po’ di apprensione, persino paura, per il non riuscire a trovare la via d’uscita, proseguendo tra le alte siepi di bosso che cingono nove cerchi concentrici, attraversando i quali la mente si disorienta.

Quando poi i visitatori salgono sulla torretta panoramica dove si erge Minerva, dea classica della sapienza, la maggior parte della fatica è ormai compiuta e resta solo da terminare il percorso, procedendo a ritroso verso l’uscita che, in questo caso, coincide con l’entrata.

 

Luogo di antica origine, associato a diverse simbologie, rintracciabili tanto nel mito classico, quanto nella tradizione cristiana e nella filosofia occidentale, il labirinto è quell’elemento che dona vivacità agli spazi aperti delle ville in cui compare. A Villa Pisani, però, il giardino è esso stesso un vivace susseguirsi di crocevia e rimandi prospettici che percorrono i viali rettilinei, le superfici curve degli elementi architettonici del Frigimelica, fino agli eleganti portali di raccordo tra il giardino del doge e la Riviera del Brenta.

 

Non si scorgeva di là del cancello se non il principio di un tramite e una sorta di selva intricata e dura, un’apparenza misteriosa e folta” Gabriele D’Annunzio, Il Fuoco

Una selva intricata e misteriosa era quella che attendeva nel romanzo di D’Annunzio i due protagonisti, Foscarina e Stelio, durante la visita al labirinto di Villa Pisani. In questo caso il labirinto rappresentava: per la donna la paura crescente dell’abbandono amoroso, mentre per l’uomo, alter ego di D’Annunzio, un ritorno alla dimensione del mito e degli istinti primordiali ridestati dal contatto con la natura.

 

Il labirinto di Villa Pisani è ancora oggi uno dei più bei labirinti d’Italia e continuerà a destare nei suoi visitatori il fascino del misterioso o il piacere di mettersi in gioco alla ricerca della meta.
Entrare nel labirinto, perdersi e ritrovarsi sarà un'esperienza emozionante.

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